Museo Gipsoteca Antonio Canova - Possagno

Musei e siti storici


Monsignore Giovanni Battista Sartori, alla morte del fratellastro Antonio Canova, volle chiuderne lo Studio romano, dove erano nati tanti capolavori, e trasferire a Possagno tutti i Modelli in Gesso, i Marmi invenduti, i Dipinti, i Bozzetti e quant'altro si trovava nei magazzini. Per ospitare tutte queste collezioni, Sartori decise di costruire una Galleria, presso la Casa Natale dell'Artista, per consentire ai turisti e agli studiosi di ammirare tutte assieme le opere di Canova. Fin dal 1832 Monsignor Sartori incaricò l'architetto veneziano Francesco Lazzari perché progettasse la costruzione della "raccolta dei gessi" (gipsoteca). Era il tempo in cui a Possagno veniva chiuso il poderoso cantiere del Tempio, era abbattuta la vecchia chiesa e veniva trasformato l'assetto viario e urbanistico del piccolo paese. Ora si aggiungeva la nuova fabbrica della Gipsoteca che fu completata nel 1836: Lazzari aveva edificato una grande basilica, un vero e proprio inno all'arte canoviana. L'edificio si presenta con una alta e solenne volta a botte, divisa in tre settori; l'illuminazione arriva solo dai tre lucernari alla sommità del soffitto; un'ampia abside raccoglie a sud il grandioso modello dell'Ercole e Lica. Per il visitatore che entra per la prima volta al Museo, la visione d'insieme della Gipsoteca rappresenta una scena di grande suggestione. Ingresso Ala In primo piano il gesso: Adone inghirlandato da Venere Durante la Prima Guerra mondiale, due colpi di artiglieria colpirono il Museo: alcuni gessi andarono completamente distrutti, decine furono lesionati, scheggiati… Una grandiosa opera di restauro di Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentirono di far rinascere la Gipsoteca: il portone del museo fu riaperto ai visitatori nel 1922. Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, per timore di nuovi bombardamenti, la Gipsoteca fu svuotata, le statue furono caricate su cari trainati da buoi e depositate all'interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946 quando ritornarono nella loro collocazione originale. Nel 1957, le opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa: la nuova ala, ricca della luce solare che piove dall'alto, è apprezzata ogni anno da migliaia di visitatori che vogliono studiare i materiali, i modelli progettuali e la disposizione delle opere che Carlo Scarpa ha sapientemente collocato nell'alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie. Il cortiletto del pozzo è chiuso, verso sera, dalla Scuderia della Casa; il piccolo stabile ospitò per tutto il Settecento le pecore che fornivano la lana al nonno di Canova, Pasino; nei primi decenni dell’Ottocento, il fabbricato è diventato idoneo per i due animali da traino che servivano ai Canova: un cavallo era adibito ai lavori dei campi prossimi a casa, l’altro conduceva la carrozza che portava Antonio Canova da Venezia o da Roma al suo paese natale. La carrozza, munita di vetri e fanali per il viaggio anche notturno, veniva posteggiata nel porticato attiguo alla Scuderia. Carlo Scarpa, nel 1957, volle collegare la sua ala nuova del Museo alla Scuderia, allestendovi l’esposizione di numerose opere canoviane, tra cui spicca un grande cavallo in gesso dipinto di nero. La Casa di Antonio Canova si snoda lungo il crinale che si stende verso la Pastega, nel territorio sudorientale di Possagno, costruita secondo un asse Est/Ovest, per consentire di avere la facciata al sole e rivolta al Giardino, al Brolo e ai vasti campi che oggi costituiscono il Parco Canoviano. La costruzione della Casa del Canova risale con molta probabilità al Seicento e presenta una tipica struttura veneta, con il corpo centrale su più piani, dove si svolgeva la vita domestica e notturna, gli annessi alla Casa (cantina, sbrattacucina, cucina), il portone d'ingresso alla proprietà e ai fondi rustici (con un vistoso arco in pietra sotto cui passavano i carri carichi di foraggio), i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro (pietre degli scalpellini, lana per i lanaioli, frutti per i contadini), la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro, i pozzi (se ne contano tre, oggi, nella proprietà canoviana)… Dopo il terremoto del 1695, la Casa fu ristrutturata e ampliata con nuovi locali e aggiunta di camere per far posto alla famiglia che diventava sempre più numerosa. L'abitazione canoviana che il visitatore vede oggi a Possagno è quella che Antonio Canova ristrutturò tra la fine del Settecento (costruzione della "Torretta") e l'inizio dell'Ottocento (quando volle ricavare la cosiddetta "Sala degli Specchi"). I materiali usati nella costruzione della Casa sono ricavati dal territorio possagnese: terracotta, pietra, legno. I mobili, quei pochi che sono rimasti, sono originali del primo Ottocento, quelli che anche Canova utilizzava nelle sue frequenti visite a Possagno da Roma. Oggi, nella Casa del Canova si ammirano alcune pregevoli collezioni: i dipinti canoviani (15 oli su tela e 35 tempere di eccezionale leggerezza e soavità), le incisioni (commissionate da Canova ad alcuni artisti bassanesi e romani per creare il catalogo delle opere in marmo e diffonderlo ai maggiori committenti di statue), i disegni, alcuni marmi, gli strumenti da lavoro, alcuni vestiti dell'Artista. Il turista può, inoltre, ammirare, alcuni settori della Casa recentemente aperti al pubblico dopo il restauro avvenuto con il cofinanziamento europeo: la camera dove è nato Antonio Canova e dove si trova il noto dipinto di Thomas Lawrence, il seminterrato della Casa (con la Cantina e i locali di disbrigo) e, soprattutto, lo Studio della pittura, nella "Torretta". Infine, nei locali della Cucina, dove ogni cosa è rimasta com'era dai tempi del Canova, l'Ente che gestisce il Museo ha recentemente installato dei laboratori didattici multimediali e di manipolazione dell'argilla, a servizio soprattutto dei giovani Studenti che visitano la Gipsoteca. Nel 1992, su progetto dell'architetto Gemin, allievo di Carlo Scarpa, è stata realizzata la Nuova Ala del Museo Canoviano, aumentando così gli spazi espositivi e l'offerta di servizi culturali. I locali dell'Ala Nuova si articolano in tre piani, ad oriente dell'edificio scarpiano di cui conserva l'ispirazione in molti elementi architettonici: le finestre al soffitto, le pareti a vetro, la visione dell'ambiente naturale esterno, ecc. Obiettivo di questo edificio è quello di creare un graduale passaggio dalle collezioni canoviane al vasto Parco antistante che consente al visitatore di continuare il cammino tra una variegata vegetazione e in lunghi percorsi espositivi all'aperto. L'Ala Nuova, l'Ente che gestisce il Museo organizza convegni e conferenze, presenta libri e pubblicazioni, espone mostre d'arte di autori italiani e stranieri. Nell'Ala Nuova del Museo Canoviano ha sede l'Associazione "Amici del Canova", un gruppo di giovani studiosi che prestano attività di volontariato al Museo e che propongono servizi di accompagnamento ai visitatori della Gipsoteca. IL PORTICATO E IL GIARDINO La Casa di Canova è collegata alla Gipsoteca da un ampio Porticato retto da colonne bianchissime a sezione ottagonale: verso sera, si accede al Cortiletto del pozzo, un piacevole spazio scoperto, interno agli edifici, pavimentato di ciottoli del Piave (cogolà), e alla Scuderia affiancata ad una rigogliosa pianta di Glicine; a mattino, invece, proprio di fronte alla facciata della Casa, si apre il Giardino di Casa Canova che consente una passeggiata serena tra il verde e i fiori. Tra il Giardino e la Casa, un marciapiede in pietra Biancone del Grappa accoglie il visitatore. IL BROLO L’ampio spazio verde di Casa Canova è caratteristico per la sua struttura veneta: vicino alla porta della Casa, vi sono le aiuole di fiori (un bellissimo roseto distribuito in file di aiuole circolari) e, più a sud, dagli antichi "piedoni" in pietra fino alla Cancellata, si apre il Brolo, cioè il frutteto, con alberi diversi e rari: dalla Peonia arbusta al Bosso delle Baleari, dalla Buganvillea alla Laestroemia, dalle Magnolie stellata e bovata alla Forsizia al Leccio al Calicanto nigro e bianco; nell'angolo a sud-est, un vigoroso pino italico, piantato da Canova stesso nel 1799, offre ancora oggi la sua ombra nei caldi pomeriggi d'estate. Tra gli alberi da frutto, crescono il Pero, il Melo, il Ciliegio, il Fico bianco e nero, il Pesco, il Susino, la Vite… IL PARCO Il Brolo è delimitato a mezzogiorno da una splendida Cancellata in ferro battuto, costruita dai sapienti artigiani locali e messa in opera nel tardo Settecento, si apre il cosiddetto Parco, un vasto terreno coltivato a foraggio, che forniva il pasto agli animali da stalla (cavalli e pecore) di Casa Canova, e delimitato da una cinta di piante ad alto fusto ed a chioma fitta. La tradizione vuole identificare quest’area con i quattro campi chiamati “persei”, acquistati da Canova con il guadagno (3.000 zecchini!) della statua del Perseo, conclusa nel 1801. Nel 1997, il Parco è stato restaurato con fondi europei e oggi viene adibito a mostre di scultura all'aperto, a feste, concorsi d’arte ed esibizioni musicali…